E' l'anno 2000. E io ho 14 anni. Sono nella mia cameretta. E' un primo pomeriggio qualunque di una di quelle giornate tutte uguali che vivevo all'epoca. Dentro c'è la rivoluzione. Fuori tante facce perbene. In mezzo la noia. Mamma quanta noia... Mi corico sul letto. E comincio a guardare il soffitto. Per ore. In quella fase della vita, dicono, è normale. Sarà... Poi mi ricordo che oggi a scuola mi hanno passato questa cassetta con un po' di canzoni rock... ma dov'è che ho messo il mio walk-man?! Ah, eccolo qui. Ok, allora, sentiamo... "Slip inside the eye of your mind, don't you know you might find a better place to play..." Dagli auricolari arrivano le melodie di "don't look back in anger" e "wonderwall". La mia pancia comincia a tremare... come quando sei sulle montagne russe, e sotto hai il vuoto. Come quando ti innamori, che il pavimento cede e ti senti completamente elettrizzato, in bilico tra l'adrenalina e la paura. Un'entropia. Perchè dopo niente può essere più come prima. E cosi' è stato. La mattina successiva a scuola non riesco a seguire una sola parola di quello che dicono i professori. Nella mia testa continua a risuonare una sola domanda: perchè sono qui a perdere tempo con questa robaccia quando potrei essere a casa a imparare a suonare e a cantare? Il giorno stesso, appena uscito da scuola, mi precipito da Ricordi per comprare un libricino di introduzione alla chitarra. Avete presente no? Quelli che ti insegnano dove mettere le dita per suonare gli accordi. Corro a casa, rispolvero la chitarra di mio padre e suono il mio primo accordo. Credo di fare un Do maggiore, ma in realtà sto suonando un accordo che non esiste perchè non avevo realizzato che stavo leggendo la tablatura al contrario. E infatti suona uno schifo. Ma chissene frega. Ho una chitarra in mano e una gran voglia di cantare. Mi sento un supereroe. SONO un supereroe, cazzo! Una sensazione cosi' non l'avevo provata mai. Si. Io farò il cantante. E suonerò la chitarra. Non importa dove. Non importa come. Cazzo, si! Le canzoni di Noel Gallagher hanno poi accompagnato buona parte della mia adolescenza. "Rock'n'roll star" quando avevo bisogno di tirarmi su, "The Masterplan" quando avevo bisogno di una spalla su cui piangere, "Cast no shadow" quando volevo avere qualcosa da ascoltare ripensando alle occasioni mancate, "Talk tonight" quando avevo bisogno di aiuto, "Idler's dream" quando mi perdevo e avevo bisogno che qualcuno mi ricordasse chi ero. In più seguire i concerti degli Oasis è stata la prima cosa che ha mi ha fatto sentire grande. Per seguirli live ho preso il mio primo treno da solo e sempre per loro ho fatto la mia prima notte in ostello da solo. Roma, Modena, Vicenza... musica e viaggio. Due costanti che non avrebbero più smesso di accompagnarmi. Poi le nostre strade si sono un pò divise. Sono arrivate nuove emozioni nella mia vita, e sono arrivate nuove colonne sonore... Ma io e la sua musica siamo legati per sempre. Io lo so. Forse se fossi nato 40 o 30 o 20 anni prima avrei provato le stesse emozioni per i Beatles, De Andrè, i R.E.M. o gli U2. Ma io le ho provate per lui. E questa mattina ho avuto la fortuna di poterlo incontrare. Stava seduto su un divanetto della hall di un lussuoso albergo di Milano e rispondeva a qualche domanda della stampa italiana. Visibilmente assonnato. Le parole non mi sono uscite. E sinceramente credo che non avrebbero nemmeno avuto senso. Io non conosco Noel Gallagher e lui non conosce me (con l'ovvia differenza che a lui non gliene frega niente eheheh). Qualsiasi cosa gli avessi potuto dire, al di là del banalissimo complimento, sarebbe stata fuori luogo. E tra la banalità e il silenzio, meglio il silenzio. Ma una cosa gliel'ho chiesta, si. Un autografo un pò particolare. Si, perchè io ho cominciato la mia strada di musicista grazie alla sua ispirazione e sono sicuro che senza la sua musica la mia vita oggi sarebbe stata completamente diversa. Voglio dire, di canzoni da suonare ne ho imparate tante quando ero agli inizi però era soltanto suonando le sue che riuscivo a mettermi in contatto con quella "intensità" di me che volevo dare agli altri e che a parole non riuscivo a far uscire. La stessa che ora riesco a mettere nelle canzoni che scrivo io. Il potere della musica, il potere che ha la musica di salvarti la vita (nel senso di darle un senso grandissimo), io l'ho capito grazie a lui. E in qualche modo ho pensato che sarebbe stato bello poter portare un pezzetto di lui anche nei miei concerti in strada. Per ricordarmi da dove sono partito. Cosi' questa mattina ho portato con me la tracolla della mia chitarra, Cristina, e gli ho chiesto di lasciarmi un segno li'. Tra uno sbadiglio e l'altro, e in mezzo a tutte quelle domande, beh... ce l'ho fatta. Thanx Gigi. And thanx Noel. "God bless". 9 Comments |